Comune di Sarule

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Il tappeto sarulese

STORIA DEL TELAIO


Il primo telaio di cui si ha notizia era in uso presso gli Egizi nel IV millennio a.C. Originariamente era composto da pochi elementi: fra due sbarre di ferro orizzontali fissate al suolo era teso l'ordito, i cui fili erano divaricati da un sistema di bacchette in modo da creare il passaggio della trama avvolta su un bastoncino di legno. Il telaio con il passare del tempo subì varie modifiche, ma il principio rimase il medesimo.

I telai verticali furono usati in Egitto e più tardi in Grecia (XII sec. a.C.). Nel telaio greco l'ordito pendeva da un'asta sostenuta da un'incastellatura mantenuta in tensione da una serie di ciottoli appesi inferiormente; il tessuto si formava partendo dall'alto. Il telaio orizzontale, perfezionato, tornò in uso in seguito (II sec. a.C.), consentendo così una lavorazione più rapida e continua: ordito e tessuto erano avvolti intorno a rulli girevoli, i "subbi”, uno posto vicino al tessitore, sul quale si avvolgeva il manufatto con il procedere della lavorazione, mentre dall'altro si andavano svolgendo i fili dell'ordito, divaricati a serie alterne da particolari dispositivi detti "licci ". I telai di questo tipo rimasero praticamente invariati fino al XIII sec. d.C. quando furono introdotti i pedali per l'azionamento dei licci e la navetta contenente la trama avvolta sulla spola, la quale veniva lanciata a mano attraverso il passo di ordito aperto ad ogni colpo di pedale. Similmente veniva azionata l'intelaiatura a pettine (cassa battente) avente la funzione di accostare il filo inserito al tessuto già formato.


IL TELAIO VERTICALE SARULESE

Il telaio verticale risale a circa 4000 anni fa; nella tradizione tessile sarulese a circa 200 anni fa. L'ordito, allora come oggi, si preparava in "sa carrela ", nella strada, poiché era necessario disporre di un ampio spazio. Preparato l'ordito, quest'ultimo veniva avvolto in "sos issurvos ", pezzi di legno disposti orizzontalmente e paralleli tra loro nel telaio. La sistemazione dell'ordito nel telaio veniva eseguita da tre donne che tiravano e arrotolavano i fili. I pali laterali venivano fissati al soffitto tramite funi. Il primo "issurvu", con l'ordito arrotolato, veniva fissato nella parte superiore tra i pali verticali , "sas rejasas ", e legato à sua volta con delle corde; il secondo veniva collocato nella parte inferiore. Per ottenere la tensione desiderata, tre persone salivano sopra "s'issurvu" inferiore per tendere l'ordito con il loro peso; il tutto veniva fermato con dei pioli, "sos broccos ", inseriti in appositi fori. Successivamente si preparava il "liccio", sistemando su un bastone, con un procedimento usato ancor oggi, i fili dispari, chiamati "ilos de lizzu", ed i pari, chiamati "ilos de canna". Conclusa l'operazione, s'infilava una canna che aveva la funzione di separare i fili; alzando e abbassando la stessa si procedeva alla tessitura. Il telaio verticale a Sarule era in possesso di poche famiglie che si tramandavano l'arte di quel tipo di tessitura di generazione in generazione. Il telaio orizzontale, invece, faceva per così dire parte dell'arredamento di tutte le case; questo perché la maggior parte dei tessuti per gli indumenti maschili e femminili e il corredo per la casa venivano realizzati al telaio. Al telaio verticale si eseguivano lavori di un certo pregio come "sa burra ", il tappeto tradizionale sarulese che le mamme davano in dote al figlio primogenito. Questo tappeto era ed è ancor oggi un pezzo pregiato che allora veniva pagato, non essendoci denaro corrente, con delle provviste (es. per una "burra" il corrispettivo erano o 40 Kg di formaggio, o una "carra de tridicu ", circa 120 Kg di grano). La tessitura di una "burra " richiedeva il lavoro di quaranta giorni di tre donne. Elementi del telaio verticale La persona che richiedeva la realizzazione di un tappeto, il pomeriggio si recava a controllare il procedere del lavoro portando alle tessitrici il latte caldo con il caffè e l'uovo sbattuto. Le giornate invernali, buie e corte, non erano l'ideale per lavorare al telaio, non essendoci infatti energia elettrica si era costretti ad accendere il fuoco che veniva alimentato con l'asfodelo, poco costoso e adatto all'esigenza di disporre di una buona luce. Il telaio orizzontale, "su telaiu setiu " o "de pesaniscu ", era quello che consentiva di soddisfare le esigenze più pratiche della vita quotidiana. Si tessevano : le lenzuola, trama di lana e ordito di cotone; "sos pannos de pane" , trama e ordito di cotone ( "s'ispicca ") che servivano per avvolgere e conservare "su pane e fresa "; "su guresi " trama e ordito di lana, che trovava utilizzo ideale nell'abbigliamento. Si confezionavano inoltre pantaloni, coperte e "su saccu ", una specie di mantello con cappuccio che per il pastore fungeva da cappotto e da letto, in campagna posato su delle frasche diventava un ottimo giaciglio per la notte. Per i manufatti più volgari veniva usato "su guresi misturu" che veniva tessuto con lana non di prima scelta. Altro elaborato era "sa bertula pro su recattu ", la bisaccia dove gli uomini di campagna mettevano pane e cibarie varie. "Su guresi ", tessuto rigido e pesante veniva consegnato per un ulteriore trattamento a ".su carcherargiu" , personaggio ormai scomparso che periodicamente veniva da Santu Lussurgiu annunciando il suo arrivo con un grido caratteristico. Questo signore, dietro compenso, ritirava il tessuto e lo riconsegnava, ammorbidito, dopo averlo sottoposto ad un particolare trattamento. "Su guresi isenau" veniva confezionato con filati di lana scelta, lana che veniva lavorata con "sos teppeneddos " per ottenere "sa ena ", e veniva usato per lavori speciali come il confezionamento de "su odde ", gonna del costume femminile; "su cartone"; "sas carzasa" e "sa berritta ", elementi del costume maschile; ma soprattutto per la tessitura de "sa burra isenà" , lavoro che le tessitrici della cooperativa Nostra Signora de Gonare hanno realizzato per il "Progetto tessile". Il telaio usato attualmente dalle tessitrici della cooperativa ha all'incirca 23 anni. L'esigenza di lavorare meno a preparazione dell'ordito ha portato ad elaborare delle modifiche: la struttura in ferro determina una maggiore stabilità; "sos issurvos ", tenuti con perni fissi e collegati a carrucole, consentono una tensione ottimale dei fili con un minimo di fatica fisica. Un altro elemento che è stato introdotto è "sa cannitta", una sbarra di ferro chiodata che, separando e disponendo l'ordito, permette una discesa dei fili più regolare. Gli strumenti indispensabili per la tessitura sono: "su raju", fatto a forma di pugnale solitamente d'osso (si ottiene dalla tibia del cavallo) o di alluminio; "su teppene", un blocco di legno stagionato lavorato a dentelli, che, battuto sulla traina, la rende compatta e fa sì che il tappeto sia più resistente.

LA TINTURA

Il colore si otteneva da erbe diverse, mentre oggi si utilizzano tinture chimiche. I tappeti elaborati durante il corso 96/97 sono tessuti interamente con lana colorata con le erbe. Il colore predominante nel tappeto sarulese è il giallo, che si ottiene facendo bollire rami e foglie di "erimeri". Il nero, altro colore classico de "sa burra", è il nero naturale della lana, anticamente ottenuto dal mallo delle noci e da un altro tipo di "erimeri". "S'alino" dava un colore rossastro, e la corteccia dello stesso albero, usata da sola, dava l'avana. Da "su madicu", la fuliggine, fatto bollire con l'acqua e la lana si otteneva una colorazione marrone. Per intensificare e rafforzare il colore, si aggiungeva una miscela di acqua e cenere detta "sa lessia" (lisciva).


I DISEGNI

I disegni dei tappeti in genere, e soprattutto quelli de "sa burra" , nascevano dall'ispirazione che le donne prendevano dalle cose con cui venivano a contatto quotidianamente. "Sa burra" viene iniziata con "su cordone", un intreccio di lana a due colori, che serve per rinforzare l’inizio del lavoro e per abbellirlo; lo stesso motivo si ritrova a chiusura del tappeto.

Motivi caratteristici de "sa burra" sono:

• "SAS RIGHICHEDDAS", piccole righe, tre gialle e tre nere;

• "SOS TOCCHICHEDDOS", righe più strette delle precedenti, due rosse e due nere;

• "SAS DENTEDDAS", che si dice siano ispirate alla dentatura umana;

• "SAS MENDULEDDAS", trovano riscontro nei dolci tipici sarulesi: "s'aranzada" e

"sas menduleddas";

• "SOS PIRICCHEDDOS", sono ispirati a "sos mojos", recipienti di sughero che venivano usati per far lievitare il pane ed in sostituzione delle arnie per le api.

Tutti questi motivi, in sequenza, compongono la parte iniziale e terminale del tappeto, dette "sas codas”.

• "SA CIAI", che si esegue ai bordi del tappeto, deriva dalle grandi chiavi usate nei tempi antichi ed ha il compito di chiudere il lavoro ai lati;

• "S'ARC'HIZZONE" è copiato dal costume sardo.

Al centro del tappeto venivano e vengono tuttora riportati vari disegni, tra cui:

• "SA ROSA”;

• "SU PUZONE";

• "S'ESSERE”, copiati dagli intarsi de “sa cassia”, una cassapanca che rappresentava un mobile multiuso mentre oggi è considerata un prezioso pezzo d'antiquariato;

"SU CALICHE", disegno ispirato alla clessidra;

"SU LIBRU", fatto di piccoli quadretti ognuno dei quali rappresenta una pagina.


STORIA DELL’ARTIGIANATO TESSILE A SARULE

L'arte della tessitura artigianale, a Sarule, risale a parecchi secoli fa ed era un'attività produttiva che interessava soltanto alcune famiglie ed a cui le donne si dedicavano come a un vero e proprio mestiere, che tramandavano esclusivamente alle proprie figlie. Il tappeto, che oggi viene lavorato secondo i sistemi tradizionali, risale a circa due secoli or sono, e fu opera di tre tessitrici sarulesi: Tzia Maria Bande, Tzia Caterina Becche e Tzia Culìo L'idea di realizzare questo tappeto (che diventerà successivamente l'esemplare tradizionale dell'arte tessile a Sarule) venne ad una signora di Sassari, che commissionò il lavoro a queste tre tessitrici. Il tappeto, così realizzato, finì presto nelle mani di una parente della donna che lo commissionò, vale a dire Maria Seui la quale, a causa della grande passione che aveva per l'artigianato, venne colpita dalla bellezza di quel lavoro, manifestando subito il desiderio di recarsi a Sarule per conoscere le artigiane che lo avevavo realizzato. A Sarule, naturalmente, questa signora potè conoscere anche tante altre artigiane che si dedicavano a questa attività e, ad alcune di esse, rivolse l'invito di recarsi a Sassari per effettuare una sorta di dimostrazione, ossia per far conoscere la tecnica di realizzazione dei tappeti. A tale invito aderirono tre signore: Tzia Gonaria Soro, Tzia Maria Brandinu e Tzia Maria Antonia Buffas, che conseguirono, alla fine di questo lavoro, un attestato di tessitrici; questo accadeva nel 1934. Quell'esperienza, seguita alla realizzazione del tappeto commissionato dalla signora sassarese, fu un momento importante nella storia dell'artigianato tessile a Sarule. La tessitura, infatti, da attività preminentemente volta a realizzare gli oggetti e gli utensili per l'abbigliamento o gli usi domestici (bisacce, panni, sacchi, coperte, calzoni di orbace etc.), diviene anche un'arte per creare oggetti di arredamento per le abitazioni. Il tappeto di Maria Seui (la quale diventerà presidente degli artigiani a Sassari) possiamo dire che rappresenta il primo esempio di quella che è, attualmente, "Sa Burra", ovvero il tappeto di grandi dimensioni della tradizione tessile sarulese, che, inizialmente, veniva usato come copriletto, diventando successivamente il sottotavolo più prezioso, non solo delle case barbaricine, ma anche di tante ville disseminate nelle varie località turistiche della Sardegna. Qualche anno dopo, ossia alla metà degli anni '50, nella vicenda del tappeto di Sarule entra la figura di Eugenio Tavolara, direttore artistico dell'I.S.O.L.A., la cui opera sarà fondamentale per la valorizzazione dell'arte tessile. Tavolara arrivò a Sarule tramite l'allora Parroco Don Calvisi e si mise in contatto con le tessitrici (Tzia Gonaria Soro, Tzia Maria Brandinu e l'zia Maria Antonia Buffas) che avevano svolto il corso a Sassari, chiedendo loro di associarsi con altre tessitrici del paese per formare un gruppo di lavoro; a tale iniziativa aderirono in nove, per poi aumentare via via di numero. Tavolara, svolse anche una ricerca sulla storia del tappeto, attingendo molti elementi da un esemplare trovato in campagna, abbandonato all'interno di una porcilaia; ripulitolo, lo portò a Sassari e lo studiò accuratamente, prendendone spunto per inventare altri motivi decorativi, quali: "Vescovi", "Sole al centro", "4 Soli", "Candele", "Spina di pesce", "Greca", "Luna" e "Leoni". Con quest'ultimo modello di tappeto venne conseguito il primo premio in un concorso svoltosi a Chicago (Stati Uniti); tra le tre artigiane che avevano lavorato a questo tappeto c'era anche Speranza Ladu, attuale Presidente della Cooperativa tessile N. S. de Gonare. Successivamente, a quest'attività artigianale si avvicinarono anche altri artisti. E' tuttavia importante riconoscere che fu soprattutto l'opera di Tavolara a conferire idee e indirizzi per l'affermazione del tappeto tessile di Sarule.


Si ringraziano per la collaborazione la Cooperativa tessile N.S. de Gonare e la Biblioteca Comunale di Sarule

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