Il sito ufficiale del Comune di Sarule
Sei nella sezione: Sarule
Si narra che Gonario, Giudice di Torres,
al ritorno da una delle sue tanteScorcio del Santuario crociate nell'anno del Signore 1147, fu sorpreso da una tempesta al largo delle coste sarde. Credendosi ormai perso, fece un voto alla Madonna ovvero edificare un santuario, sulla cima più alta che da li fosse in grado di vedere. Quella cima era il Monte Dore. Gonario di Torres si salvò dal naufragio e tenne fede alla sua promessa. Da allora il Santuario della Madonna di Gonare domina la Barbagia, e il mare sui due lati (Est e Ovest). Il monte di Gonare, svetta per 1086 metri con la sua bellissima forma a piramide. Ogni anno nel periodo che va dal 1 all'8 Settembre è meta di migliaia di pellegrini provenienti da tutta l'isola.
GLI ARTICOLI CHE SEGUONO SONO TRATTI DAL QUOTIDIANO "LA NUOVA SARDEGNA" DEL 09/09/2002. SI RINGRAZIANO PER LA COLLABORAZIONE LA REDAZIONE DEL QUOTIDIANO, LUCIANO PIRAS E LUCA COSSU
In preghiera nella Lourdes della Barbagia
Migliaia di pellegrini sul monte
per rinnovare il voto alla Vergine
Tanti sofferenti sono arrivati da ogni angolo e sette sacerdoti hanno imposto le mani
dal nostro inviato Luciano Piras
SARULE. Piange la donna inferma. Inghiottita dalla folla ha davanti il prete che le unge la fronte. Poi lei le tende il palmo della mano e l'uomo di Dio la segna con l'olio dei malati. Quando la tunica si allontana nella moltitudine, in cerca di altri sofferenti, la donna inferma si lascia andare nell'abbraccio caldo della più piccola delle nipotine che le stanno attorno da quando la Messa è cominciata.
A due passi, invece, coperto da mille ombre c'è un ragazzo che sorride ingenuo rannicchiato nei suoi arti contorti mentre il dito di un altro prete scivola per il sacramento. E intanto un filo di lacrime scende sul volto della sorella del giovane malato. Che canta sul coro: «Benedici l'anima mia... ».
Succede questo a quota 970 metri, tra le cumbessias di Monte Gonare. Venerdì scorso, nella giornata consacrata alla sofferenza. In programma tra gli appuntamenti della solenne novena e festa in onore di Nostra Signora di Gonare. Nella primissima mattinata la Via Crucis e la Santa Messa. Poi, alle 17,30 l'attesa funzione per i malati e gli anziani. Che arrivano da tutte le parti dell'Isola per l'incontro con la piccola Lourdes di Barbagia. Carichi di speranza e di fede in questa Madonna che abbraccia tutti dal suo Santuario a 1.080 metri, cerniera tra i due confini di Sarule e Orani, organizzatori ad anni alterni del rinnovo dell'antico voto fatto dal leggendario giudice Gonario II di Torres.
Anche zia Giovanna, 81 anni, di Sarule, ha fatto voto alla Vergine. Un'ischemia celebrale l'aveva messa a dura prova un'estate fa. Ma quando la stavano portando a tutta fretta verso il San Francesco di Nuoro, passando da Orani, la nonna intravvide dal finestrino le vette del Monte Gonare. E giurò a se stessa e agli altri che se sarebbe tornata a casa avrebbe ricambiato la generosità della Madonna con la sua presenza, ancora una volta come sempre faceva ogni settembre fin da bambina, davanti all'altare di Nostra Signora di Gonare. E così è stato: zia Giovanna è ora tra i sofferenti che si fanno ungere con l'olio dei malati.
I sette sacerdoti concelebranti si dividono ed entrano nella folla stipata nella corte delle cumbessias. L'altare improvvisato nel primo pomeriggio rimane vuoto: c'è il gesto biblico dell'imposizione delle mani. Don Piero Mula, parroco di Orani, e don Giovanni Battista Mulas, parroco di Sarule, fanno da apripista. È il momento più atteso dalla miriade di fedeli saliti al Monte. «Guarisci le loro infermità» riecheggia la voce forte del predicatore don Salvatorangelo Chessa, giunto a Gonare dalla parrocchia San Francesco di Nuoro. Sono in tanti ad ascoltare il prete. Tutti raccolti nel silenzio più profondo, mentre il sole è apparso a riscaldare una giornata cominciata con le nubbi cariche.
Nel porticato delle cumbessias c'è anche una famiglia che a Monte Gonare ha appuntamento fisso con il settembre della Madonna. Loro arrivano dalla Corsica, sono sardi, del Sassarese lui, barbaricina lei, ma è da tanto che mancano dalla Sardegna. Mai però, dicono, potranno mancare da Nostra Signora di Gonare. Ci credono, così come ci crede ziu Antoni, uomo della «Costera»: «Prima venivo con mia moglie, ogni anno. Da quando lei se n'è andata, buonanima, ci vengo da solo. Perché? Perché nella Madonna di Gonare io ci credo sul serio».
«Il Vangelo ci vuole fedeli nel momento della prova - continua don Chessa - Come lo è stato Cristo fino alla croce». Lo sguardo del prete cerca quello dei tanti fedeli che dicono: «Ma io non ce la faccio più!». Stremati nelle forze, distrutti nel fisico. Ma è proprio per questo che sono qui: perché credono e sperano nella piccola Lourdes di Barbagia. Che si è fatta il rifugio su in alto. Sentinella indiscussa dei numerosi pullman parcheggiati sulla strada che fa il giro del monte. Sentinella dei tanti volenterosi che si avventurano nel tortuoso tracciato che porta in cima, tappa dopo tappa lungo le croci della Via Crucis. Donne anziane che faticano e che si tengono a vicenda pur di scalare Gonare. Uomini affannati che riposano di pietra in pietra. Mentre i malati, quelli che non riescono nemmeno a camminare, quelli sono rimasti giù, a sa corte, con i familiari più stretti.
Ma quando suona la campanella delle 17,30 sono tutti sul piazzale. Pieno zeppo di fedeli. Che continuano ad arrivare anche a Messa iniziata. Comitive intere soprattutto dalla Barbagia, ma anche dalle altre parti della Sardegna. I posti a sedere sono riservati agli anziani e ai malati e così, attorno, si forma la calca degli accompagnatori, «di coloro che sono la vera medicina dei sofferenti» dice don Chessa. A fine funzione il cielo riprende a caricarsi, ma le novenanti hanno ancora un compito da svolgere: distribuire a tutti i pellegrini il pane delle anime. Per alleviare le pene di chi soffre.
Oggi il ringraziamento ai benefattori del santuario
Zentes infinita e istragna
chiede benes dogn'ora
l.p.
SARULE. «O Soberana Pastora de su Monte de Gonare». È l'antico canto dei gosos che chiude la festa. I sacerdoti hanno appena impartito l'orazione finale e la benedizione per tutti i malati quando le strofe in sardo salgono alte tra i fedeli riuniti a sa corte. Don Giovanni Battista Mulas l'aveva detto poco prima che iniziasse la Santa Messa: «È un canto molto sentito da tutti i pellegrini». Lui, il parroco di Sarule, è particolarmente affascinato da un passo: «Cale Pastora Serrana... ». Perché con quelle due semplici parole si vuole mostrare una Madonna che riesce ad abbracciare tutti i campi, sas serras, che stanno attorno al Monte Gonare, che ruotano dal Gennargentu all'Ortobene, dalla Costera al Mar Tirreno. «Gli stessi posti da dove arrivano i fedeli - aveva continuato don Mulas - ossia da tutta la Sardegna, oltre che dalla Barbagia. La gente segue con interesse Nostra Signora di Gonare. La novena e la festa sono momenti molto sentiti anche da chi sta accanto ai malatti, a chi si fa carico del mistero della sofferenza».
«O Soberana Pastora... » ricomincia il coro. Tutti cantano la storia del Santuario, la magnificenza della Beata Vergine, la speranza che la Madonna sia prodiga di grazie. Ogni cosa è scritta in quei versi, che molti conoscono a memoria e non hanno bisogno di andare a leggerli sul volumetto stampato apposta per la novena.
Alla piccola Lourdes di Barbagia i pellegrini chiedono in versi «grassias e benes dogn'ora», per stare bene sempre, nell'anima e nel corpo. E non è un caso se per la Messa tra le cumbessias salgono fiduciosi «zegos, toppos, istroppiados» (cechi, zoppi e feriti). Tutti sanno che la Madonna di Gonare può rimediare a tutti i mali. Per questo «zente infinita e istragna, bezzos, mannos e pizzinos, a sos pees tuos benignos benin in custa montagna, cun devossione manna accudin pro ti adorare» (folle incalcolabili e stranieri, vecchi, adulti e ragazzi, ai tuoi piedi benigni vengono in questa montagna, con grande devozione giungono per adorarti). Questo dicono i gosos di Nostra Signora di Gonare. Questo cantano i fedeli riuniti attorno all'altare.
Lo hanno fatto anche ieri nella domenica di festa. Con il vescovo Pietro Meloni che alle 11 ha celebrato Messa sù al Santuario, stipato di gente, mentre attorno alla chiesetta un'altra marea di persone sperava semplicemente di segnarsi con l'acqua benedetta. Dopo una novena affrontata a piedi, lungo i tracciati che da Sarule e da Orani portano a 1.080 metri di altitudine, sulla vetta che salvò la vita al giudice di Torres Gonario II. La stessa vetta che sabato serà ha richiamato il pellegrinaggio con fiaccolata dei giovani. Quella stessa che oggi vedrà chiudere le celebrazioni settembrine con una giornata dedicata ai benefatori del santuario.
LA LEGGENDA
Gonario si salvò e sciolse il voto
l.p.
SARULE. Narra la leggenda: che all'improvviso le acque del mare si oscurarono e la belva delle tenebre inghiottì il veliero. La furia di una tempesta aveva spaccato lo specchio del Mediterraneo e leoni inferociti erano usciti con le onde proprio quando i lembi della Sardegna erano a poche miglia. Fu così che Gonario II invocò la Vergine. Il giudice di Torres promise alla Madonna che se fosse uscito sano e salvo da quella buffera avrebbe edificato in suo nome un tempio.
L'avrebbe fatto nel primo angolo di terra che fosse apparso all'orizzonte. La minaccia delle acque cessò di botto e la preghiera del giudice fu esaudita. Il naufragio era scampato e le nebbie si aprirono: una cima di monte si lasciava accarezzare dal sole. Era quello il monte che è poi diventato «Monte Gonare». Quello il monte di «Nostra Signora di Gonare».
Nel 1147 Gonario aveva quarant'anni. A quell'età aveva risposto all'appello della Seconda Crociata e da pellegrino era partito in Terra Santa. Ma il viaggio di ritorno aveva minacciato di sommergerlo assieme ai suoi uomini e a tutto il suo veliero. Solo la provvidenziale intercessione della Madonna lo aveva riportato in terra. E Gonario quel voto fatto lo volle subito onorare. Pietra su pietra, a 1.080 metri sul livello del mare, prese forma così la modesta chiesetta che a secoli e secoli di distanza continua a guardare a Sarule così come guarda a Orani. Con il vasto orizzonte di Barbagia che ruota attorno, tra le sommità del Gennargentu, dell'Ortobene, del Marghine e del Goceano. Sempre davanti allo stesso Mar Tirreno che appare in lontananza e che mise a dura prova la fede cristiana del giudice Gonario II di Torres.
È sulle fondamenta di quell'antica chiesetta che venne poi costruito l'attuale Santuario. E se anche i primi documenti storici sono solo dei primi anni del Seicento, certo è che il culto mariano per la Vergine di Gonare prese subito piede tra le genti di Barbagia. Che iniziarono a salire sul tracciato tortuoso per rinnovare il vecchio voto davanti alla Madonnina custodita nell'altare. Attirando sempre più folle di fedeli, tanto che nel maggio del 1912, monsignor Ernesto Maria Piovella, celebrò la consacrazione solenne del Santuario. Nel maggio del 1972, poi, l'incoronazione solenne della Madonna di Gonare, alla presenza di tutti i vescovi sardi e cinquantamila pellegrini giunti da tutta l'Isola.